Clio Make Up scappa da New York “non è più una città sicura”




“Quando inizia a vedere che la gente fa la fila fuori dai negozi di armi … pensi al livello di povertà che c’è nella città… il popolo americano non è per niente uguale al popolo italiano, abbiamo iniziato ad aver paura“. Dice Clio.

La corsa alle armi degli americani dopo l’emergenza coronavirus ha allarmato la Clio Zammatteo e suo marito Claudio Midolo. Non potendo tornare in Italia, ha deciso di chiedere aiuto ad una sua cara amica.

Clio ha deciso, se pure incinta con il parto imminente ed una bimba piccola di fuggire da New York con il marito e la sua babysitter. La make up artist, youtuber ed imprenditrice spiega nelle sue stories la sua decisione. Non certo facile data la condizione ma la paura di ciò che sarebbe successo a New York dopo la corsa alle armi non le ha dato alcun dubbio sul da farsi.

Ad accoglierla una carissima amica di Clio conosciuta proprio grazie al web Giuliana Arcarese anche lei make up artist volto di youtube ma soprattutto una mamma ed una donna generosa.  

Giuliana è stata anche un ex militare arruolata nel U.S. Air Force e suo marito ne fa tutt’ora parte. 

Clio in lacrime da casa di Giuliana racconta la sua fuga rocambolesca e non nasconde la sua paura per una vita incerta, soprattutto, con il parto imminente. Non possiamo che essere partecipi del suo dolore. Una donna nella sue condizioni non dovrebbe mai mai trovarsi ad affrontare una situazione a tratti surreale come nel peggior film apocalittico americano. 

Non siamo più a New York. L’altro ieri sera abbiamo avuto un momento in cui io e Claudio ci siamo sentiti un po’ persi. New York non era più da considerarsi una città sicura per noi, soprattutto nelle mie condizioni. Quando inizia a vedere che la gente fa la fila fuori dai negozi di armi anziché ai supermercati per comprare carta igienica, quando pensi al livello di povertà che c’è nella città, quando abbiamo capito che il popolo americano non è per niente uguale al popolo italiano, abbiamo iniziato ad aver paura della reazione della gente più che del virus. Di quello che poteva succedere attorno a noi. Non ci siamo sentiti sicuri con una bambina piccola e una in arrivo.

Abbiamo deciso di venire dalla nostra seconda famiglia qui in America, da Giuliana, in modo da stare qui tutti insieme. Le grandi città non sono sicure in questo momento. 

Non so cosa accadrà perché qui non ho neanche ancora il dottore. Però almeno mi sento sicura e ora cercheremo di capire come fare col parto imminente. Abbiamo deciso di non aspettare che avvenisse l’impossibile mentre eravamo lì. Nel caso le cose si mettessero male ci saremmo trovati senza la macchina, con una bambina in arrivo e gli ospedali pieni, e magari con la gente che ti spara a vista. Con noi è venuta anche la nostra baby sitter col suo bambino. La famiglia prima di tutto. Abbiamo lasciato tutte le nostre comodità, era già tutto pronto per la bambina. Siamo qui con due valigie in croce senza sapere cosa fare però almeno siamo più sicuri.

Mi state chiedendo perché comprano le armi. La situazione è questa: se tu non hai niente da perdere e non hai i soldi per comprare da mangiare e ti senti in trappola (per l’americano la libertà è la cosa numero uno), si arriva al punto in cui: è la mia vita o la tua.

I gatti li abbiamo lasciati alla donna delle pulizie, non potevamo portarli e qui non abbiamo trovato veterinari che li tenessero. Sono al sicuro, ma è surreale“.

Racconta Clio su Instagram Stories.

Il mondo inizia davvero a far paura ed il racconto di Clio fa riflettere molto: non esiste in posto sicuro nel nostro pianeta.

Non ce la faccio a concludere questo articolo senza lasciare un messaggio per Clio: “stai tranquilla hai accanto le persone migliori che potessi trovare in questa orrenda situazione non è la tua mamma o la tua adorata nonna ma #andrà tutto bene“. 

Questo articolo è stato scritto da Elisa BI. , autore NotizieWebLive


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