Terremoto Centro Italia: la stessa faglia che generò una scossa di magnitudo 6.7




 Non si escludono nuove scosse con magnitudo maggiore. Terremoto nelle zona in cui il 2 febbraio 1703 si verificò una scossa di magnitudo Mw 6.7. 

Una sequenza sismica che non sarebbe ancora terminata. E non si possono escludere nuove scosse anche di magnitudo maggiore. L’INGV ci va con i piedi di piombo per non creare allarmismi. Intanto spuntano sul web post allarmistici di sequenza sismica anomala e nuove forti scosse nell’immediato di magnitudo superiore a 6. 

Ma cosa c’è di vero in tutti questi post allarmistici che contengono anche articoli di dubbia provenienza?

Intanto iniziamo con il documentarci direttamente dal sito dell’INGV. Oggi L’ingv ha pubblicato diversi comunicati stampa con i dati a loro disposizione.

Da questa mattina, 18 gennaio, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha localizzato oltre 100 eventi sismici di magnitudo maggiore di 2.0 tra le province dell’Aquila (Montereale, Pizzoli, Capitignano, Campotosto, Cagnano Amiterno) e Rieti (Amatrice).

L’INGV spiega chiaramente che le scosse si sono verificate in un’area lunga circa 10-15 km in direzione appenninica e larga circa 5-6 km che si trova in una zona a pericolosità sismica molto alta, compresa tra l’area interessata dalla sequenza sismica del 2009 e la parte meridionale della sequenza sismica iniziata il 24 agosto scorso in Italia centrale.

La faglia coinvolta dagli eventi di questa mattina appartiene al sistema di faglie dei Monti della Laga il cui settore più settentrionale si è attivato con l’evento del 24 agosto.

Il terremoto storico più prossimo alla zona è quello del 2 febbraio 1703 di magnitudo Mw 6.7, ma i dati geologici disponibili indicano che questo evento sarebbe avvenuto sulle faglie più occidentali (es. Pizzoli, Monte Marine).

Non si può escludere il verificarsi di terremoti di magnitudo comparabile o superiore a quelli di questa mattina.

Questo articolo è stato scritto da Maurizio Coletta , autore NotizieWebLive

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